Dare del filo da torcere

Testo dell’episodio:

Ciao! Bentornato all’appuntamento del mercoledì con i modi di dire.

Puoi dirci la verità: tutte queste frasi ti stanno dando del filo da torcere?

Per comprendere il significato di questa espressione dobbiamo tornare indietro di moltissimo tempo, prima dell’avvento delle macchine, quando la creazione di tessuti era basata su quattro operazioni fondamentali: la filatura, la torcitura, la tessitura e infine il fissaggio.

La torcitura era un’operazione piuttosto complessa, infatti si trattava di far ruotare il filo (cioè “torcere”) su sé stesso per dargli uno spessore e una resistenza maggiori.

Questa operazione si realizzava con l’aiuto di un bastone attorno al quale veniva avvolta la matassa (la rocca) e all’estremità del filo veniva fissata un’asta di legno (il fuso) con un peso.

Data l’irregolarità dei fili era un lavoro molto difficile: basti pensare che le prime “macchine” per aiutare gli esseri umani a svolgere questa operazione sono state create nel Medioevo, intorno al tredicesimo secolo!

Questo lavoro veniva svolto dalle donne perché avevano le mani più piccole e sensibili di quelle degli uomini. Le dita, poi, dovevano essere molto lisce e non screpolate perché non dovevano rovinare il filo.

Insomma: tutta questa descrizione dovrebbe essere servita per farti capire quanta difficoltà sia associata alla torsione del filo. Dare del filo da torcere, quindi, significa mettere una persona in una situazione difficile.

Ad esempio, si potrebbe dire che “durante tutta la partita di scacchi, lo sfidante ha dato del filo da torcere al campione, che però alla fine è riuscito a vincere”.
Insomma: in questo caso il campione “se l’è vista brutta!”. Ma questa è un’altra storia, e ne parleremo un’altra volta.

Speriamo che questa giornata non ti dia del filo da torcere, ma che tutto, invece, fili liscio come l’olio!


2 comments on Dare del filo da torcere

  1. Henning Galmar ha detto:

    C’è un modo di dire: “al tempo che Berta filava”. Che cosa vuol dire?

    1. adminpod ha detto:

      E’ una frase antica (pare che la usassero già nel Cinquecento) che potrebbe essere sostituita da “tanto, tanto tempo fa”. Forse si riferisce alla regina Bertrada di Laon, moglie del re dei Franchi Pipino il Breve e madre di Carlomagno (vissuta nell’ottavo secolo d.C.), o forse a Berta di Svevia (detta La filandina), anche lei vissuta prima dell’anno Mille.
      A Roma, invece, quello stesso concetto si esprime dicendo “ai tempi di Checco e Nina” (due persone del popolo vissute, probabilmente, tanto tempo fa).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *